Chirurgia Ricostruttiva della Mammella

Il tumore al seno è il più frequente tumore femminile ed ancora oggi quello a prognosi piu infausta.  La sua incidenza è in continuo aumento, ma grazie alle campagne di informazione sulla sua prevenzione è diagnosticato sempre più precocemente. Il suo trattamento coinvolge oggi diversi specialisti tra cui: il radiologo, il chirurgo senologo, il chirurgo plastico, l’oncologo medico, il radioterapista, il medico nucleare, lo psicologo ed il fisioterapista. Il vantaggio di una equipe multidisciplinare consiste nell’ assicurare al paziente il trattamento di ogni aspetto della patologia e garantire un approccio integrato e super specialistico. L’assistenza e la collaborazione tra i diversi specialisti, consente ad ognuno di essi la massima libertà nella scelta del percorso terapeutico più appropriato al singolo caso nel rispetto della priorità di cura che rimane la guarigione e la riabilitazione psicofisica della paziente. A questo scopo la costituzione di centri multidisciplinari di Senologia o Breast Unit costituisce un valore aggiunto in quanto consente di prendersi cura della patologia ma anche della paziente. In questa ottica è oramai divenuta imprescindibile l’esecuzione di una visita collegiale che coniughi diagnosi, terapia e prognosi e coinvolga tutti gli specialisti assieme. In particolare grande importanza va sempre più assumendo la stretta collaborazione tra il chirurgo oncologo e il chirurgo plastico nella pianificazione di interventi che mirino alla radicalità oncologica nel rispetto di equilibrio ed armonia fisica. Questa nuova visione rappresenta un’evoluzione rispetto al passato, dalla chirurgia generale ad impronta demolitiva alle nuove figure del chirurgo senologo e ricostruttivo che perseguono l’obiettivo del recupero estetico della mammella affetta dalla neoplasia per preservare l’autostima ed il senso di adeguatezza della donna. La diffusione dei programmi di screening ed il perfezionamento delle indagini diagnostiche (mammografia digitale e risonanza magnetica) hanno portato ad un incremento della diagnosi di tumori sempre più piccoli ed all’elaborazione di più accurate tecniche di localizzazione e trattamento dei tumori non palpabili.

Oggi il trattamento conservativo rappresenta la scelta nel 75-80% dei casi. Ha progressivamente sostituito la mastectomia nel trattamento dei tumori in stadio iniziale. Associata alla radioterapia (RT), essa è in grado di garantire alle pazienti le stesse percentuali di sopravvivenza globale e migliori risultati estetici con un accettabile rischio di recidiva locale. L’introduzione della chirurgia oncoplastica, coniugando tecniche di chirurgia generale con quelle proprie della chirurgia plastica, ha consentito di superare il conflitto tra estensione della resezione chirurgica e deformità mammaria residua contribuendo in maniera importante a migliorare la qualità di vita delle pazienti con un risultato finale estetico. La tecnica del linfonodo sentinella, per i tumori in stadio iniziale, ha permesso di evitare in molti casi la dissezione ascellare. Quando non sia possibile percorrere la strada della chirurgia conservativa, per le caratteristiche istologiche del tumore e per le dimensioni di quest’ultimo rispetto alle dimensioni della mammella, l’intervento di scelta diventa la mastectomia. Anche nell’ambito della chirurgia demolitiva l’evoluzione delle tecniche ha permesso un risparmio sempre maggiore delle strutture mammarie, dal muscolo pettorale alla cute, fino al capezzolo. Le tecniche di mastectomia oggi utilizzate vengono denominate in base alle strutture risparmiate. Si parla di mastectomia semplice, skin sparing, nipple sparing o in mammelle particolarmente voluminose e ptosiche, skin reducing mastectomy. Ad ogni intervento, conservativo o demolitivo, segue poi una fase ricostruttiva che rappresenta una parte integrante del percorso terapeutico. La ricostruzione mammaria è basata sulla soluzione di quattro distinti problemi: ripristino dell’involucro esterno mammario, creazione del volume mammario appropriato, ricostruzione del complesso areola-capezzolo e simmetrizzazione della mammella controlaterale. La ricostruzione, pertanto non può essere intesa come un singolo intervento ma, come un processo, un iter costituito da un intervento chirurgico principale e altri steps minori attraverso cui chirurgo e paziente compiono un percorso che porterà al risultato finale. L’obiettivo è dare alla paziente una nuova immagine corporea, non mutilata, ed il più possibile simile a quella precedente il trattamento demolitivo. È proprio in quest’ottica che negli ultimi tempi i trattamenti ricostruttivi immediati sono aumentati rispetto a quelli differiti. Non esiste un trattamento ricostruttivo ideale, ma la scelta è guidata da stadio della malattia, tipologia del trattamento demolitivo, necessità di eseguire terapie adiuvanti (RT o chemioterapia), habitus della paziente e ultimo, ma ovviamente non per importanza, la sua scelta personale. Lasciando da parte le tecniche di oncoplastica, in cui il chirurgo plastico può “utilizzare” il tessuto residuo per rimodellare la mammella, la ricostruzione mammaria si può dividere macroscopicamente in tre grandi gruppi:

  1. materiale protesico;
  2. tessuti autologhi;
  3. la commistione dei due (tessuti autologhi + protesi).
  • Al primo gruppo fanno capo i trattamenti con protesi o espansori associati in alcuni casi con patch eterologhi di derivazione bovina e/o suina, o reti sintetiche.
  • Le ricostruzioni mammarie con i soli tessuti autologhi, che siano peduncolati o trapiantati microchirurgicamente, rappresentano una soluzione che per certi aspetti può essere considerata teoricamente la “migliore”. Negli anni sono state ideate varie tecniche che prevedevano il prelievo di tessuto dalla regione glutea (SGAP o IGAP), dalla regione addominale (TRAM e DIEP), dalla regione crurale (TMG), o pudenda (PAP) od infine dalla regione dorsale (Gran Dorsale o TDAP). L’evoluzione delle tecniche ha permesso di risparmiare il più possibile le zone donatrici, evitando gesti chirurgici non necessari, ed in questo la microchirurgia ha avuto un ruolo fondamentale.
  • Un capitolo a parte è rappresentato dal lipofilling,metodica che prevede la ricostruzione mediante infiltrazione di tessuto adiposo prelevato a mezzo di cannule, in maniera analoga a come avviene negli interventi di liposcultura, che può essere utilizzata da sola od in associazione a metodiche protesiche o come implementazione di tessuti autologhi.
  • Le protesi possono altresì essere impiegate insieme con alcune tecniche chirurgiche che prevedono l’utilizzo di lembi autologhi (tecniche miste).

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Oncoplastica

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Protesi

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Tecniche miste

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